Il fondatore della Olimpia Milano, dottor Adolfo Bogoncelli, era una persona molto raffinata, sempre elegante con giacca e cravatta, scarpe lucide, sbarbato di fresco e profumatissimo.
Il look della Borletti dei primi anni cinquanta non era di suo gusto, ed ha voluto ingentilirlo facendo indossare ai suoi giocatori tute in raso fatte su misura al posto di quelle di flanella, il risultato ve lo sottoponiamo.
Il presidente Bogoncelli, non ancora soddisfatto, successivamente ha fatto indossare pantaloncini di raso e calze lunghe come usano i gentiluomini, ma per la sua eccentricità le ha ordinate a grandi righe rosse.
Infine ha fatto calzare scarpe rosse, commissionate appositamente alla Superga, simili a quelle che aveva visto su una rivista americana.
Terminata la sposorizzazione Borletti è arrivata la famiglia Sada proprietaria della industria di carne in scatola Simmenthal e subito il Presidente ha registrato un nuovo logo simile a quello della squadra NBA dei Chicago Bulls ma al posto della testa di un toro aveva quella di una mucca.
Bogoncelli aveva così inventato uno stile inconfondibile, unico nel panorama cestistico europeo, un marchio di fabbrica che impresso su una squadra vincente è diventato presto un mito simbolico, le "Scarpette Rosse".
La testimonianza di Giorgio Papetti per il nostro "Museo del basket - Milano":
La prima volta che ho visto le scarpette da ginnastica rosse, avevo tredici anni ero al Palalido per assistere il derby All'Onestà – Simmenthal, per la verità non mi erano piaciute, mi sembravano frivole e poco virili. Giocando all'oratorio in un campo d' asfalto utilizzavo come quasi tutti i miei compagni le Superga nere, forse perché nascondevano meglio lo sporco.
Avevo già assistito a qualche partite dell'All'Onestà, chè distribuiva i biglietti omaggio nella mia scuola media e conoscevo già i suoi giocatori tra i quali mi impressionava Gatti per il suo atletismo. Quel giorno come sempre non tifavo, ero inebetito ed affascinato dalla bravura dei giocatori, soprattutto dall'autorevolezza di Pieri con i suoi occhiali fermati con un elastico dietro la nuca e dall'eleganza regale di Riminucci.
Nei giorni seguenti giocando con gli amici sul mio campetto dell' oratorio con tabelloni di legno senza retina ( veniva messa e subito tolta solo per le partite ufficiali) e con un pallone liscio bitorzoluto che non ti permetteva di evitare i tombini, cercavo, di nascosto dal mio allenatore Giuliano Bandini, di emulare di volta in volta il palleggio di Galletti, il tiro piazzato alla Pieri, il passaggio dietro la schiena di Riminucci, il tiro in sospensione di Gatti ...e sognavo di diventare un giorno uno di loro.
A quindici anni, giocando in un torneo giovanile alla Forza e Coraggio con la squadra del mio oratorio mi sono messo in luce e Cesare Rubini mi ha proposto di far parte della sua squadra allievi. Appena accettai mi ha dato un borsone di pelle usato con il la scritta Simmenthal e le mie prime Superga rosse.
Ho giocato due anni nelle categorie giovanili con le scarpette rosse ai piedi. Ricordo che si consumavano le ventose della suola, di gomma non molto tenace, anche perchè in trasferta ci capitava di giocare all'aperto e a fine stagione la scarpa diventava liscia e scivolosa.
Rubini e Basilio, segretario dell'Olimpia, nel frattempo hanno cominciato ad importare le scarpe americane All Star bianche, più resistenti e performanti, pertanto la prima squadra dalla stagione 1965/66 per qualche anno non ha calzato scarpe rosse. Le All Star erano più costose ma ambitissime anche da noi juniores che usavamo ancora le Superga rosse, forse per smaltire le scorte.
Quando a diciassette anni sono stato convocato in sede da Rubini per annunciarmi di essere stato promosso in prima squadra, mi ha dato un paio di All Star dicendomi che ora dovevo portare quelle. Tornando a casa, impazzito dalla gioia, ho stupidamente gettato le vecchie Superga rosse ormai logore.
Un giocatore, più accorto di me, ha conservato intelligentemente come una reliqua le Superga rosse con le quali ha vinto lo scudetto del 1965 e me le ha inviate in fotografia insieme al gagliardetto che il Simmenthal omaggiava alla squadra ospite nella Coppa dei Campioni.
Sono stato in prima squadra con Rubini tre stagioni agonistiche e credo che miglior scuola di vita non avrei potuto avere: l'unico rammarico è che in campionato siamo giunti tre volte secondi. In compenso abbiamo vinto la Coppa delle Coppe. Ho disputato tre campionati da "Scarpetta Rossa" ma calzavo All Star bianche. Rubini non era affatto burbero, ma molto disponibile e con me addirittura paterno.
Allora ho creduto di capire cosa volesse dire appartenere a quella elite, ma solo ora, a distanza di tanti decenni, riesco ad apprezzare in pieno la fortuna di aver avuto, gli insegnamenti, gli esempi e la disciplina che Rubini ed i compagni più anziani impartivavo. I giocatori che hanno interiorizzato quei messaggi sono restati "Scarpette Rosse" tutta la vita ed ancora sentono forte il vincolo che li lega agli ex compagni di squadra.
Nella stagione 1971/72 Cesare Rubini ha importato le All Star rosse, i giocatori del Simmenthal le hanno utilizzate sia alte che basse e l'Olimpia è tornata per incanto a vincere lo scudetto, la Coppa d’Italia, e per una seconda volta consecutiva sul palcoscenico internazionale, la Coppe delle Coppe.
Anche nel campionato successivo sono state calzate dalla squadra, ma nel 1973 la Simmenthal ha lasciato il basket e l'Olimpia si è abbinata all'Innocenti che ha preteso di utilizzare le All Star azzurre.
Nel 1976 è subentrata come sponsor la Cinzano e per quell' anno le scarpe dell'Olimpia sono tornate rosse.
Quel "marchio di fabbrica" è legato indissolubilmente ad una sola società: l'Olimpia Milano. Tant'è vero che in occasione della pubblicazione di un libro intitolato "Scarpette rosse", pur avendo in copertina la foto di giocatori che indossano scarpe bianche, nessuno si è mai sognato di pensare che si riferisse ad un'altra squadra che non fosse l'Olimpia.
Racconto inviato e quindi riservato per il Museodelbasket-milano.it.